Cari parrocchiani,
Mentre arrestavano Gesù, «Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. […] Gesù allora disse a Pietro: “Rimetti la spada nel fodero”» (Gv 18,10-11).
Si depongano le armi degli uomini e si indossi l’armatura di Dio: «attorno ai fianchi, la verità», con «la corazza della giustizia, […] lo scudo della fede, […] l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio».
«La nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro […] gli spiriti del male» (Ef 6,14-17.12). Gesù proseguì dicendo a Pietro: «Il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?» (Gv 18,11).
L’ingiustizia spietata che si è scatenata contro Gesù è assunta nell’amore di Dio, il calice amaro del male è trasformato nel bene più grande, il sangue d’ingiustizia nel sangue della nuova ed eterna alleanza, versato per il perdono dei peccati.
Con il suo sangue, versato per amore, Cristo ci ha redenti, ha trasformato il nostro lutto in gioia, la morte patita in sorgente di vita eterna. «Per le sue piaghe noi siamo stati guariti» (Is 53,5).
Seguiamo allora il nostro Re crocifisso, che disse ai suoi discepoli «imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29).
Ascoltiamo Paolo che proprio ai Romani scrisse: «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene» (Rm 12,21).
Accogliamo l’esortazione di Pietro: «Non rendete male per male né ingiuria per ingiuria, ma rispondete augurando il bene» (1Pt 3,9).
Nelle tenebre del mondo si innalzi ancora oggi la luce di Cristo, la luce betifica della sua Pasqua.
Dio vi benedica
Don Davide



