Cari parrocchiani,
Gesù racconta la parabola di un servo che, indebitato fino al collo, si vede cancellare dal suo padrone un debito che non avrebbe mai potuto pagare; e subito dopo si accanisce contro un compagno per una somma minima, lo prende per il collo e lo fa gettare in prigione.
Questa scena terribile è una delle parabole che amo di più, perché mentre mi mette davanti la mia miseria, mi annuncia quanta misericordia ho ricevuto. Più che rimproverarmi la mia meschinità, mi ricorda perché sono chiamato alla santità: mi ricorda l’amore sconfinato di Dio, che mi ha sempre perdonato, mi ha risollevato e mi ha ridato la vita.
Perdonare e amare senza riserve non nasce da uno sforzo personale, ma è frutto dell’immenso amore ricevuto da Dio. Certamente i miei peccati sono la parte peggiore della mia vita, ma sono stati e sono l’occasione per scoprire l’amore di Dio, che non ci tratta secondo le nostre colpe, ma ha dato il suo Figlio unigenito per la nostra salvezza. Felice colpa, canta la Chiesa nella notte di Pasqua.
E se il nostro peccato non ha potuto impedire l’amore di Dio, quanta gioia nascerà dalla nostra conversione! Il perdono non cancella il passato, ma può cambiarlo profondamente, perché ci libera dalla sua morsa e ne fa il punto di partenza di un bene più grande.
Per questo Gesù chiede a Pietro – e a noi – di perdonare non sette volte, ma settanta volte sette: non un calcolo da rispettare, ma la misura stessa di Dio.
L’amore di Dio in Cristo Gesù è la nostra liberazione, la nostra forza e la nostra speranza.
Dio vi benedica
Don Davide



