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Venticinquesima domenica del tempo ordinario

19-09-2026

Scopri la lettura della venticinquesima Domenica del tempo ordinario.

venticinquesima domenica del tempo ordinario

Cari parrocchiani,
Benedetto XVI iniziò il suo pontificato presentandosi come «un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore».

Gesù paragona il regno dei cieli a un padrone che assume operai per la sua vigna all’alba, e poi ancora più volte, fino all’ultima ora del giorno. Li fa pagare cominciando dagli ultimi e dà a tutti un denaro, quanto pattuito con quelli della prima ora. Quando giunge il turno di questi, però, ritirando la paga mormorano contro il padrone: non è giusto dare a noi quanto hai dato agli ultimi!

«Amico, io non ti faccio torto… prendi il tuo e vattene» (Mt 20,13-14). Gesù non ci chiama servi, ma amici (cf. Gv 15,15). Tutti corriamo il pericolo di stare nella Chiesa, con Gesù e con Dio, da servi: per averne un ritorno, per qualche beneficio.

Se è questo che cerchiamo, non abbiamo scoperto il regno di Dio, che è Gesù Cristo e il suo amore. Se pretendi ciò che ti spetta, «il tuo», lo avrai, ma fuori dal regno.

Accogliamo oggi la buona notizia che Dio è buono: non ci tratta secondo i nostri peccati (cf. Sal 103,10) e neppure secondo i nostri poveri meriti, forse meno di un’ora di lavoro. «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16).

Non siamo servi, ma amici; anzi, Dio ci fa suoi figli, e proprio al figlio che mormora dice: «Tutto ciò che è mio è tuo» (Lc 15,31). Ci ha donato il suo Figlio e lo Spirito Santo, perché possiamo avere gioia piena e amarci gli uni gli altri come lui ha amato noi (cf. Gv 15,11-12).

Questa gioia l’hanno scoperta san Paolo, santa Giovanna Antida e, non molti anni fa, Benedetto XVI. Ora Dio chiama anche te.

Dio vi benedica
Don Davide