Cari parrocchiani,
nascere comporta un distacco. Non meno la sequela di Cristo. «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo» (Lc 14,26), dice Gesù. Essere discepoli di Cristo, infatti, significa rinascere, rinascere dall’alto, rinascere dall’acqua e dallo spirito (cf. Gv 3,3.5). «Se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove» (2Cor 5,17). Non accettare distacchi e rinunce tarpa le ali dello spirito, blocca in uno stato infantile che preclude una vita più piena e più vera.
Sì, è vero che la cultura in cui viviamo non favorisce questa libertà e la maturità di scelte adulte. Ci si vuole convincere che è possibile vivere senza rinunciare a nulla, in un egocentrismo ingordo e assurdo. Proprio oggi, però, ci è dato un segno meraviglioso che la grazia di Dio è più forte delle controcorrenti della cultura e delle reticenze della natura. Domenica 7 settembre 2025 papa Leone canonizzerà due giovani: Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis. In loro risplende la forza dell’incontro con Cristo, la cui bellezza e pienezza gli ha permesso di vivere con una libertà e una maturità ben al di là della loro età anagrafica. Non si è mai troppo giovani — né troppo vecchi — per essere santi . La santità in Cristo Gesù è la nostra vocazione, è la verità di ogni uomo, dal concepimento fino all’eternità.
Chiediamo tutti al Signore, all’inizio di questo anno pastorale, di essere realmente discepoli di Gesù, di costruire il suo Regno e di avere in eredità la vita eterna.
Dio vi benedica
don Davide