Cari parrocchiani,
le letture di questa domenica offrono una luce particolare sulla Giornata
Mondiale Missionaria 2025, dal titolo «Missionari di speranza tra le genti».
Con il vangelo della vedova insistente Gesù ci insegna che è necessario «pregare sempre, senza stancarsi mai». Ma altrettanto suggestiva è la scena presentataci nella prima lettura, dove il popolo di Dio è vittorioso sui nemici quando Mosè tiene le mani alzate in preghiera, sostenuto da Aronne e Cur che gli reggono le braccia.
Possiamo vedere nei missionari i nuovi Mosè che portano nel mondo la parola di Dio e come Mosè devono essere sostenuti. Noi li sosteniamo pregando con loro e per loro, ma anche contribuendo materialmente al loro sostentamento e alla loro opera.
La Chiesa è intrinsecamente missionaria. E la missione ha come due dimensioni, che non sono in competizione tra loro ma si rafforzano a vicenda. Come la Chiesa, la missione è locale e universale, personale e mondiale, parrocchiale e cattolica. Dedicarsi a popolazioni lontane mentre odiamo il nostro fratello è un controsenso, se non un alibi per rimanere nell’odio e nel peccato. Amare i miei parenti nel totale disinteresse per tutto ciò che è oltre la mia porta di casa rischia altresì di essere un ingannevole egoismo collettivo, se non addirittura una camuffata associazione a delinquere.
Per i cristiani le due cose vanno insieme:
- l’amore premuroso per i propri figli e avere a cuore le popolazioni affamate;
- sopportare pazientemente il vicino di casa e pregare per la pace nel mondo;
- l’elemosina ai poveri del quartiere e la partecipazione alla missione del mondo.
In termini di tempo e di soldi, sembra esserci competizione, ma in termini di senso e di cuore chi ama davvero ama sempre e tutti. Lasciamo che la missione della Chiesa nel modo allarghi anche il nostro cuore e che arricchisca la nostra vita con l’amore di Dio, il quale ama tutti e ciascuno con carità infinita.
Dio vi benedica
don Davide



