Cari parrocchiani,
dopo le tentazioni di Gesù nel deserto, questa seconda domenica di quaresima ascolteremo il vangelo della trasfigurazione.
La settimana scorsa ci è stato presentato il nostro peccato da cui Gesù è venuto a salvarci, questa settimana ci presenta la gloria di Dio a cui Cristo vuole elevarci. Se la liberazione dalla morte che già sperimentiamo rende ragione della croce di Cristo, ben più grande è la divinizzazione a noi ancora sconosciuta che ne è lo scopo ultimo.
Talvolta il timore della sofferenza e della morte ci porta ad implorare l’aiuto di Dio, ma solo l’amore ci può animare a seguire Cristo sulla via della croce.
Nella trasfigurazione avviene questo passaggio. È bello per noi stare con Cristo, dimorare con lui. «Facciamo tre tende», in latino «tria tabernacula». Sì, proprio «tende», per dimorare e camminare con Gesù, per non lasciarlo mai e con lui giungere alle dimore eterne. Anche la parola parrocchia viene da paroikos che significa forestiero, e non a caso il suo centro è il tabernacolo, che significa tenda.
«Facciamo tre tende». Mentre ancora Pietro sta parlando avviene che «una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”» (Mt 17,5).
Al re Davide che voleva costruire una dimora a Dio, fu risposto: «Io edificherò a te una casa» (2Sam 7,5.27). Così ora, quando Pietro vuole fare tre tende, Dio gli apre l’accesso alla vita trinitaria. Una nube luminosa copre i discepoli come già lo Spirito la Vergine Maria e come la colomba che scese su Gesù.
Si sente la voce del Padre, che indica il Figlio amato comanda di ascoltarlo. Chi ascolta la sua voce dimora in Dio e Dio dimora in lui (cf. Gv 14,23; 15,7; 17,6.21).
Dio ci riveli la bellezza dello stare con lui. L’amore, e non più il timore, ci muova a seguire Gesù. Infatti, mentre ancora camminiamo portando la croce con lui già pregustiamo la gioia del cielo.
Dio vi benedica
Don Davide



