Cari parrocchiani,
sia Marta che Maria “accolgono” Gesù con parole che sanno di accusa: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!».
Dove era Gesù? Dove era Dio, quando ne avevo tanto bisogno? Dove è Dio mentre dilaga il male? Nell’ora della croce, perché mi ha abbandonato? Queste parole, anche non dette, non pesano forse sul nostro cuore?
«Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro», ma avvisato dalle sorelle che Lazzaro era malato attese due giorni. Lasciò morire Lazzaro dicendo parole misteriose: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio».
Non era un gioco. Invitato a vedere la tomba di Lazzaro, «Gesù scoppiò in pianto», un pianto che diceva tutto il suo amore per Lazzaro e che suscitava ancora, in chi lo vedeva, l’interrogativo: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Le lacrime di Gesù esprimono lo scontro e lo scarto tra amore e morte, tra Dio e il male. È il dramma dell’umanità nel cuore di Dio che è amore. Gesù è venuto per questo, per farsi carico di del dramma del rifiuto di Dio, di tutto il male dell’umanità, assumendolo in un amore di cui nulla è più grande.
Gesù è parola di salvezza per chiunque crede in lui, come dice a Marta: «se crederai, vedrai la gloria di Dio». Nell’ultimo dei segni da lui compiuti – prima di compiere la Pasqua che tutti i segni prefiguravano – mostra la potenza di questa parola di salvezza: «Lazzaro, vieni fuori!».
La sua voce risuona ancora oggi, per me e per te: «Dico a te, àlzati!» (Lc 7,14).
Dio vi benedica
Don Davide



