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Quarta domenica di Quaresima

14-03-2026

“Andò, si lavò e tornò che ci vedeva” (Gv 9,1‐41).

quarta domenica quaresima

Cari parrocchiani,

un giorno sono stato a trovare Maria, una signora non vedente in una parrocchia di Roma, e rimasi ammirato di come si destrasse perfettamente per casa, in cui ogni cosa stava al suo posto.

Mi vennero in mente due scenari immaginari.
Primo, ho pensato al disagio e il fastidio che gli infliggerebbe qualcuno che venisse e gli spostasse tutte le cose in casa, o che aggiungesse mobili e oggetti a caso, magari anche bellissimi, per fargli un regalo o una sorpresa. Secondo, ho immaginato cosa significherebbe per lei vedere per la prima volta la luce, il mondo, le persone.

Nelle letture di questa domenica Gesù guarisce un cieco nato, spalmandogli fango negli occhi, come a mostrare la mano di Dio che plasmò Adamo in principio e che plasma ogni uomo. Poi Gesù lo manda a lavarsi alla piscina di Siloe, che significa inviato, e l’uomo torna che ci vede. Tutto culmina in un nuovo incontro e con le parole di chi ora ci vede: «Credo, Signore».

Questa quaresima collega le acque del battesimo alla luce della fede, che è la ragione per cui si consegna ai battezzati una candela accesa dal cero pasquale dicendo la formula: «Ricevete la luce di Cristo» e pregando poi che possano sempre vivere come «figli della luce».

Quando i fatti che accadono nella nostra vita ci urtano tanto, non sarà che ci manca la luce della fede? Se non ce l’abbiamo, quanto potrebbe essere diversa la nostra vita se solo Dio aprisse gli occhi del nostro cuore a questa mirabile luce? Senza rimaniamo ciechi all’amore di Dio e del prossimo, e così, in effetti, quanto fitte sono le tenebre.

Lasciamoci riplasmare da Cristo che con i fatti della vita e la sua parola ci mette fango negli occhi. E torniamo alle acque del nostro battesimo, per vedere con gioia il volto del nostro Signore Gesù Cristo, più vicino di quanto ci potremmo immaginare.

Dio vi benedica
Don Davide