Cari parrocchiani,
entriamo nel mese di novembre che ci chiama ad elevare i nostri occhi al cielo, prima con la Solennità di Tutti i Santi e poi con la Commemorazione di Tutti i Fedeli defunti.
«Tutti», non alcuni. La Solennità di Tutti i Santi non è indirizzata solamente o primariamente ai santi famosi, iscritti nel calendario, canonizzati dalla Chiesa, ma ci presenta la santità come chiamata e destino di tutti gli uomini. Siamo diversi, eppure uniti nei benevoli disegni di Dio che ci chiama alla sua vita divina. Anche nella commemorazione dei nostri defunti preghiamo affinché – liberati da ogni male – passino tutti nella gioia di Dio.
«Tutti», cioè insieme. La santità non è una gara, non è una competizione individuale in cui la vittoria di uno comporta la sconfitta degli altri. Si diventa santi insieme, a grappolo. Siamo nella stessa barca e combattiamo nella stessa squadra. «La nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma […] contro gli spiriti del male» (Ef 6,12). Sosteniamoci quindi a vicenda, preghiamo gli uni per gli altri e aiutiamoci tra noi. Se nel mondo vi è tanto male, dipende anche dai miei peccati, mentre la santità di ciascuno è un bene per tutti.
«Tutti»: cioè già oggi. San Paolo si indirizzava ai cristiani viventi con la parola «santi», scriveva «a tutti i santi che sono ad Efeso» e a Filippi e a Corinto e a Roma. È vero, il libro del Siracide ci mette in guardia: «Prima della fine non chiamare nessuno beato» (Sir 11,28). Nessuno è confermato in grazia e dobbiamo sempre vigilare su noi stessi. Che ogni giorno dobbiamo confermare la decisione di seguire Cristo non ci autorizza però a rimandarla a domani! È oggi che si costruisce il paradiso, la santità di oggi è il fondamento della gioia eterna, e «chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà» (2Cor 9,6).
Buona festa a tutti, insieme, ora.
Dio vi benedica
don Davide



