Cari parrocchiani,
di fronte al sepolcro vuoto, due uomini in vesti bianche avevano annunciato alle donne impaurite: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto» (Lc 24,5-6).
Ora due uomini in bianche vesti dicono ai discepoli: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che, da mezzo a voi, è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo» (At 1,11).
Ma Gesù non ha lasciato la terra vuota come ha lasciato vuoto il sepolcro. No, ha promesso ai suoi «ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).
Spesso, però, noi sentiamo l’assenza di Dio e vorremmo chiedere a Gesù, come i primi discepoli, «Maestro, dove dimori?» (Gv 1,38). Dove possiamo trovare Gesù? Gli angeli avevano detto: «vi precede in Galilea; là lo vedrete» (Mt 28,7).
La «Galilea delle genti» simboleggia in primo luogo l’evangelizzazione e ricorda che la promessa di Gesù di essere con noi per sempre è collegata al mandato missionario: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,19-20).
La Galilea è anche la nostra vita ordinaria, dove i poveri sono sempre con noi (cf. Mt 26,11); e tutto quello che avremo fatto a uno di questi fratelli più piccoli, lo abbiamo fatto a Lui (cf. Mt 25,40).
Tra l’ascensione di Gesù e la sua venuta nella gloria, la Chiesa è chiamata a vivere la carità, in primis quella carità che è l’annuncio del Vangelo. L’amore e la vita di Dio è il grande tesoro affidato alla Chiesa, di cui noi e tutta l’umanità abbiamo bisogno più del pane, più dell’aria che respiriamo.
Invochiamo insieme lo Spirito Santo, Spirito dell’amore.
Dio vi benedica
Don Davide



