Cari parrocchiani,
ricordiamo chi ci ha insegnato a fare il segno della croce?
Forse eri troppo piccolo o troppo piccola per ricordarlo ancora, e questa è una cosa bella. È bello che si insegni ai bambini fin dalla loro più tenera età a farsi il segno della croce, dove il gesto con cui ci segniamo è un tutt’uno con le parole “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.
In effetti, questo semplice gesto accoglie e rinnova quotidianamente la grazia di essere stati battezzati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
L’uomo da sempre ha dato nomi alla divinità, cercando di allacciare con essa un rapporto e di invocarne il soccorso. Ma il Dio vivo e vero non è il costrutto delle nostre aspirazioni e il suo nome non è stato inventato bensì rivelato. «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe» (Es 3,6) – disse Dio a Mosè dal roveto ardente –, «Io sono colui che sono» (Es 3,14).
Dopo l’uscita dall’Egitto, sul medesimo monte santo il Signore di nuovo proclamò il suo nome: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà» (Es 34,6).
Nella pienezza dei tempi si è rivelato nel suo Verbo eterno, nel Figlio amato: «con la sua morte egli ha distrutto la morte, con la sua risurrezione ci ha fatto dono della vita, perché anche noi, diventando figli col Figlio, possiamo pregare esclamando nello Spirito: Abba, Padre!» (Gaudium et spes 22).
Nella festa della Santissima Trinità celebriamo questo mistero di amore. È l’orizzonte di bene in cui tutto esiste; è la verità che vince la confusione del male; è l’amore che sconfigge la morte.
Tutto questo, che si fa presente nella celebrazione liturgica dei santi misteri, trasformi la nostra vita e rinnovi la faccia della terra.
Dio vi benedica
Don Davide



