questa domenica ascoltiamo l’inizio del ministero pubblico di Gesù mentre celebriamo la Domenica della Parola di Dio e viviamo la Giornata di preghiera per l’unità dei cristiani.
Non è un caso. Tutto comincia con Gesù che annuncia il Regno e chiama i primi discepoli. L’annuncio della parola di Dio è collegato ai germi della Chiesa.
Osserviamo un dettaglio: Gesù chiama insieme dei fratelli, Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni. I fratelli sono chiamati non separatamente, ma nello stesso gesto e con una stessa parola: «Venite dietro a me». È un segno forte, soprattutto se pensiamo che nell’Antico Testamento i fratelli sono presentati in conflitto: Caino invidioso uccide Abele, Giacobbe soppianta Esaù che a sua volta lo vuole uccidere, Giuseppe è venduto per invidia dai suoi fratelli.
La divisione tra fratelli è segno del peccato entrato nel mondo. Con Gesù accade qualcosa di nuovo. I fratelli non sono più messi uno contro l’altro, ma chiamati insieme.
È il primo seme della Chiesa: una comunione nuova, risanata, che nasce dalla Parola di Cristo che chiama.
Questo ha qualcosa da dire anche a noi oggi, in questa settimana in cui preghiamo per l’unità dei cristiani. Non è senza significato che le grandi Chiese possano riconoscere le proprie radici proprio in quei due fratelli chiamati sul lago: Pietro e Andrea, legati rispettivamente alla Chiesa di Roma e alle Chiese ortodosse.
L’unità dei cristiani nasce dall’ascolto della Parola di Cristo, è frutto dello Spirito Santo, è dono del Padre invocato da Gesù nell’ultima cena: «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,20-21).
Preghiamo che l’ascolto della Parola porti tutti i cristiani ad essere sempre più, in Cristo, «segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (LG 1).
Dio vi benedica
Don Davide



