Cari parrocchiani,
il significato della parola «apocalisse» non è «catastrofe», bensì «rivelazione». Gli eventi «escatologici» – il cui significato viene dal greco «eschatos», ultimo – non sono la fine di tutte le cose, ma il loro fine ultimo e, cioè, la loro verità definitiva.
Per di più, la venuta di Cristo, che attendiamo, è in primo luogo evento di salvezza – l’ultimo e definitivo irrompere del suo amore nella storia e la sua vittoria sulla storia nella sua interezza – e solo per questo si configura anche come giudizio, che è l’accoglienza o il rifiuto di questo amore.
Le letture di questa domenica, mentre ci parlano degli ultimi giorni e degli sconvolgimenti che questi comportano, danno un grande peso alla nostra vita di oggi. Quando nella seconda lettura San Paolo esorta i cristiani con le parole «chi non vuole lavorare neppure mangi», i destinatari erano soprattutto coloro che in considerazione della venuta di Cristo, ritenuta essere imminente, si abbandonavano all’ozio, come se la venuta del Messia levasse valore al tempo presente.
È tutto il contrario!
L’evangelista Luca più di tutti gli altri riconosce e sottolinea il senso dell’attesa della venuta del Signore:
- «Non è subito la fine», «avrete occasione di dare testimonianza» (Lc 21)
- «Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti! Dite agli smarriti di cuore: “Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, […] egli viene a salvarvi”» (Is 35,3-4).
Non perdiamoci d’animo. A ben pensare, l’ultima frase del Vangelo di questa domenica – «con la vostra perseveranza salverete la vostra vita» – riveste di enorme valore ogni giorno che ci è dato di vivere, ogni momento presente. Con questa serietà e con questa speranza, «camminiamo nella luce del Signore» (Is 2,5).
Dio vi benedica
don Davide



