Cari parrocchiani,
questa domenica celebriamo come Solennità la Dedicazione della Basilica
Lateranense, nostra Cattedrale. Questa è così chiamata per la “cattedra” episcopale che vi si trova. Nel caso di Roma questa è la Sede Petrina, sulla quale può sedersi solamente il Sommo Pontefice, Papa Leone.
La cattedra rimanda alla funzione del maestro. Il vescovo svolge questo ruolo con l’annuncio del Vangelo, osservando il comando di Gesù agli apostoli:
- «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura» (Mc 16,15);
- «Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate» (Mt 28,19-20).
Dalla predicazione apostolica scaturisce fede (cf. Rm 10,17) che dà la vita eterna: «Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo» (Mc 16,16).
Il secondo significato della cattedra è il giudizio, che in qualche modo anticipa quello finale (cf. Mt 25,31-32). Prima del giudizio, Dio «giustifica l’empio» (Rm 4,5) per mezzo della fede in Cristo, perdonando i nostri peccati e donandoci gratuitamente la giustificazione. Dio ci indica la via da seguire, la via della giustizia (cf. Sal 25,8). È la vita nello Spirito (cf. Gal 5,16; 6,8) che Gesù Cristo ha aperto a noi per mezzo della sua Pasqua.
In fondo, la celebrazione della Dedicazione della Basilica Lateranense è
l’occasione per festeggiare il dono della Chiesa, madre e maestra. Ci invita ad apprezzare con riconoscenza la Chiesa concreta in cui Dio ci ha posto come pietre vive: la nostra parrocchia, i nostri pastori e tutti i nostri fratelli e sorelle in Cristo. È anche un appello a riconoscere la peculiare vocazione della Chiesa di Roma, che presiede nella carità la Chiesa universale.
Ci è affidata una grazia che è per noi, ad un tempo, dono e responsabilità. In ascolto docili al nostro Papa Leone, siamo chiamati ad essere segno e strumento di unità nella carità, testimoni di speranza per mezzo di una fede operosa.
Dio vi benedica
Don Davide



