Il profeta prosegue: «Continuerà dunque a sguainare la spada e a massacrare le nazioni senza pieta?», e poi si rivolge a Dio: «Tu dagli occhi cosi puri che non puoi vedere il male e non puoi guardare l’oppressione, perché, vedendo i perfidi, taci, mentre il malvagio ingoia chi è più giusto di lui?».
Insieme a tanti interrogativi umanitari, sociali, politici e storici, vi è il grido soffocato della domanda su Dio, sul suo «silenzio», sulla sua «assenza».
Perché tace? Dove è Dio? «Signore, se fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto» (Gv 11,21.32) sono le parole che traboccarono dal cuore di Marta e Maria che piangevano il fratello Lazzaro.
In risposta al profeta Abacuc Dio disse: «Scrivi la visione e incidila bene sulle tavolette, perché la si legga speditamente. È una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà. Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede».
Dio ha parlato, parla e parlerà; ha agito, agisce e agirà. Il Padre opera sempre e ha inviato il suo Figlio, Verbo eterno. La sua croce è la parola di Dio sul male. Nella sua risurrezione, I’amore e il perdono del crocifisso che apparvero deboli e perdenti, hanno sconfitto il peccato e la morte. Questo Gesù che è venuto nell’umiltà della carne rimane con noi «tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20), e verrà nella gloria del Padre a giudicare i vivi e i morti.
Dio farà giustizia. «L’ultimo nemico a essere annientato sara la morte» (1Cor 15,26). «Ma il Figlio dell’uomo, quando verra, trovera la fede sulla terra?» (Lk 18,8). Di fronte a tante guerre, ascoltiamo san Paolo che dice: «Combatti la buona battaglia della fede» (1Tim 6,12). Tutte le altre battaglie aggiungono male al male, questa lo vince con il bene (cf. Rm 12,21), lo disarma con I’amore e lo annienta nel perdono.
Dio vi benedica
don Davide



