Questa sindrome neurologica complessa coinvolge nervi, neurotrasmettitori, vasi sanguigni cerebrali e colpisce solo in Italia oltre 8 milioni di persone. Fino a poco tempo fa veniva trattata (quasi) solamente con i normali analgesici, che funzionavano fino a un certo punto perché agivano in modo non specifico attenuando lo stato infiammatorio generale e, quindi, anche delle strutture nervose e vascolari all’origine del dolore.
Le cose sono cambiate negli ultimi anni quando, chiarendo meglio i meccanismi, i farmaci a disposizione sono diventati sempre più numerosi. Ora appartengono a classi differenti, dai ditani ai gepanti, dalla tossina botulinica fino agli anticorpi monoclonali, potendo non solo trattare ma anche prevenire gli attacchi. Si è creata così una situazione complessa con il bisogno di scelte terapeutiche secondo le evidenze.
Adesso, a fronte di questa nuova realtà, la Società Italiana per lo Studio delle Cefalee e la International Headache Society hanno elaborato le prime linee guida per il trattamento dell’emicrania sulla rivista scientifica Cephalalgia. L’attività fisica adattata, la stimolazione cerebrale non invasiva e le tecniche di rilassamento e mindfulness sono supporti nel trattamento delle forme croniche farmaco resistenti.



